Le origini storiche dell'attuale assetto del Consorzio di bonifica Medio Astico Bacchiglione risalgono ad un preciso periodo, che si colloca durante la fase di transizione fra il Medioevo e il Rinascimento.
Già fra il 1200 e il 1400 si ha notizia documentata dell'esistenza di canali scavati artificialmente (Verlata, Thiene, Maestra, Leogretta, Molina, Porto, Ghebbo, Caveggiara, Tribòlo ed altri) per la derivazione e l'adduzione d'acqua dai vari alvei fluviali che solcano attualmente l'alta pianura vicentina, a formare la rete irriguo-scolante ricadente nel comprensorio di bonifica del Consorzio.
Ad imprimere una svolta fondamentale al processo di riordino idraulico, avviato dall'Ordine dei Benedettini, finalizzato alla tutela della risorsa idrica e alla difesa dalle inondazioni, fu la Serenissima Repubblica di Venezia che, tra il XV e il XVII secolo, provvide a "istituzionalizzare" in forme consortili i già radicati concetti di associazione fra soggetti utilizzatori e beneficiari delle acque superficiali incanalate.
La fase storica di trasformazione generale della società, allora in atto, ebbe a condizionare largamente e positivamente lo sviluppo delle attività umane anche in funzione sia della protezione dagli eventi meteorici e del loro allontanamento dalle campagne, sia dell'utilizzo delle acque superficiali, per le normali necessità domestiche, ma soprattutto per una crescente razionalizzazione dell'irrigazione in rapporto all'evolversi di nuovi modelli agricoli.
Inoltre l'acqua risultava allora come unica risorsa disponibile per la nascita e lo sviluppo tecnologico dei primi embrioni produttivi precursori dell'era paleoindustriale, le cui strutture insediative lungo i corsi d'acqua consorziali, sono ancor oggi visibili ed in parte funzionanti.
Tuttavia, solamente nel secolo scorso si provvide all'esecuzione delle opere di regolazione e disciplina dell'uso idrico e di riorganizzazione dei diritti legali riconosciuti per antico uso, che facevano capo ai singoli o a gruppi di utenti per tradizione o consuetudine.
Nella fattispecie, anche il Consorzio di bonifica Medio Astico Bacchiglione ha percorso storicamente varie fasi evolutive, riscuotendo in tempi antichi e recenti importanti riconoscimenti giuridici.
Durante il periodo compreso fra il 1556, epoca di costituzione del "Magistrato ai Beni Inculti" di Venezia, ed il 1656 ebbero piena investitura tutte le rogge consortili attualmente derivate dall'Astico.
Nel 1864 fu costituito il Consorzio Generale delle Irrigazioni e degli Opifici del Torrente Astico, nucleo intorno a cui si sviluppò l'evoluzione territoriale dell'attuale Ente, ottenendo in un primo momento il titolo di "miglioramento fondiario" (1950) ed in seguito, nel 1972, la classificazione di Consorzio di bonifica con la denominazione di "Medio Astico".
Successivamente, sulla base di vari provvedimenti da parte degli organi regionali, vennero formalmente aggregati alcuni consorzi irrigui ricadenti all'interno del comprensorio di bonifica, quali il Consorzio Roggia di Thiene accorpato nel 1975, il Consorzio Roggia Schio Marano e Rio dei Molini e il Consorzio Irriguo Ghebbo Tesinella, rispettivamente accorpati nel 1983 e nel 1988.
Attualmente, il Consorzio di bonifica Medio Astico Bacchiglione risulta costituito con Delibera di Giunta Regionale del Veneto n. 1228 del 7 marzo 1978, assunta in attuazione della L.R. 3/76, determinandone la superficie comprensoriale statutaria in 38496.10.33 ha, giusta D.G.R. 6477/79.
Per effetto di tali delibere, nel comprensorio così determinato, oltre al territorio dell'ex Consorzio di bonifica "Medio Astico", vennero inclusi la parte collinare e pianeggiante scorporata dal soppresso Consorzio per la bonifica montana "Astico Brenta Valletta Longhella", nonché alcuni territori di nuova classifica per la bonifica, ricadenti nel settore meridionale dello stesso comprensorio.
La figura sottostante evidenzia le varie fasi evolutive del territorio comprensoriale, in funzione del succedersi degli accorpamenti e delle relative definizioni territoriali.

Sviluppo storico del comprensorio consorziale

Il sistema promiscuo di bonifica

Il comprensorio del Consorzio raggruppa in sé svariate tipologie idrologiche ed idrografiche, nonché una ragguardevole estensione della rete scolante e di drenaggio (circa 700 Km), soprattutto in corrispondenza della fascia delle risorgive.
I corsi d'acqua di competenza della bonifica si originano e si concludono all'interno del perimetro consortile, confluendo "a raggiera" nel Fiume Bacchiglione, a valle della città di Vicenza.
Fra questi sono annoverati numerosi canali che costituiscono il sistema irriguo del Consorzio, i quali, pur consentendo l'utilizzo delle acque per l'irrigazione su parte del territorio durante la stagione estiva, hanno come funzione alternativa l'allontanamento delle acque meteoriche dalle aree agricole ed urbanizzate, rappresentando perciò, all'interno del proprio bacino idrografico, il principale sistema di difesa del territorio dagli eventi meteorici.
Data l'elevata pendenza della pianura interessata, sono assenti i presidi di sollevamento meccanico delle acque e la rete di bonifica del Consorzio trova recapito finale, quasi esclusivamente per gravità, attraverso una serie di canali naturali e artificiali confluenti nei sistemi idrografici primari Giara-Orolo, Leogra-Timonchio, Bacchiglione-Tesina.
Fa eccezione l'estrema appendice Sud del comprensorio dove è funzionante una stazione consortile di sollevamento idrovoro, a servizio di circa 2.000 ha di territorio nei Comuni di Vicenza e Torri di Quartesolo.

Il sistema irriguo generale

Il sistema irriguo consortile, derivato da quattro opere di presa situate sui Torrenti Leogra, Timonchio, Astico e Fiume Tesina, per un totale annuo di 75 moduli (7,5 mc/sec), sottende attualmente, con uno sviluppo di canali pari a circa 200 Km, un'area di oltre 3.600 ha, di cui 2.600 ha irrigati attualmente con metodo a scorrimento e circa 1.000 ha irrigati ad aspersione mediante oltre 100 Km di condotte in pressione che, data la particolare cadente naturale del terreno, non necessitano di alcuna apparecchiatura di pompaggio per il normale esercizio.
Le principali fonti di approvvigionamento delle derivazioni consortili sono quindi di origine fluviale e vengono alimentate dai bacini imbriferi montani retrostanti, le cui modeste dimensioni idrografiche ed orografiche non permettono di disporre di grandi quantità d'acqua, soprattutto durante i periodi estivi particolarmente siccitosi.
Per risolvere il problema, il Consorzio ha in fase di studio e progettazione una serie di interventi destinati alla conservazione della risorsa idrica, mediante la realizzazione di opere di invaso a monte.
La funzione predominante svolta dai canali e rogge appartenenti ai sistemi consortili descritti, rimane quella irrigua, a servizio di una superficie complessiva pari a 3.035 ha; la rete adduttrice principale, estesa per circa 200 Km, è divenuta promiscua assumendo col tempo anche compiti di smaltimento meteorico e di drenaggio, per effetto dell'espansione urbanistica su vaste aree dei rispettivi bacini sottesi.
Il Consorzio dispone inoltre di una decina di pozzi freatici, utilizzati durante i periodi particolarmente siccitosi per sopperire ai cali di portata delle derivazioni irrigue superficiali.
La trasformazione del sistema irriguo, promossa dal Consorzio ed attualmente in corso di realizzazione, da scorrimento al moderno metodo ad aspersione, consentirà di ridurre il ricorso ai pozzi irrigui per rimpinguare le portate dei canali superficiali in caso di forti siccità, atteso che la consegna dell'acqua alle utenze, addotta in pressione all'interno di tubazioni, risulta ottimizzata e funzionale al servizio, non essendo soggetta a fenomeni dispersivi nè condizionata da situazioni climatiche sfavorevoli.

Il sistema irriguo ad aspersione

Dal punto di vista tecnico-costruttivo, l'impianto pluvirriguo consortile è costituito da un'opera di derivazione dal Canale Mordini, dimensionata per una portata di 3,5 mc/sec, che va ad alimentare una condotta in PRFV (vetroresina) del diametro di 1.600 mm.
La condotta principale è dotata di sfiati e pozzetti di ispezione. La sua lunghezza totale è di 4.100 km al termine dei quali hanno origine le diramazioni della rete pluvirrigua primaria e secondaria, al servizio di circa 700 ha, per uno sviluppo totale di 20.800 Km, a cui va aggiunta la rete distributrice terminale per una lunghezza complessiva di circa 100 Km.
La superficie agraria attualmente irrigata ad aspersione (SAU) risulta di effettivi 681 ha così suddivisi: il I° Lotto di 161 ha con una portata di 121 l/sec; il II° Lotto di 223 ha con una portata di 145 l/sec; il III° Lotto di 297 ha con una portata di 164 l/sec.
La dotazione media unitaria derivante dalle attuali caratteristiche agronomiche e pedologiche presenti sul territorio in esame è stabilita in 0,6 - 0,7 l/sec per ettaro, a fronte di 1,6 - 2,5 l/sec per ettaro necessari al vecchio metodo a scorrimento.
Per quanto riguarda l'irrigazione ad aspersione realizzata e finanziata, vengono di seguito riportate le caratteristiche idrauliche:


IMPIANTI PLUVIRRIGUI
PORTATA (l/sec)
SUP. IRRIGATA SAU (ha)
I LOTTO        realizzato
   121
   161
II LOTTO       realizzato
   145
   223
III LOTTO      realizzato
   164
   297
IV LOTTO      in realizzazione
   390
   512
V LOTTO       finanziato
   375
   532
TOTALE
1195
1725

Con il graduale progressivo passaggio dal metodo a scorrimento al moderno sistema a pioggia, si potranno conseguire miglioramenti tecnico-economici, consentendo di eliminare le perdite d'acqua, di rendere agronomicamente omogeneo il grado di umidificazione del terreno, di incrementare l'efficienza e di ridurre i costi di gestione, vista anche l'assenza di centrali di pompaggio.


ORIGINI STORICHE DEL CONSORZIO